Il paesaggio viticolo rappresenta il risultato dei fenomeni di produzione che ha portato al ridisegno delle vallate, delle pianure, dalla modellazione dei declivi delle montagne fino a comporre precisi scenari di costa che, insieme agli insediamenti rurali, ne hanno definita una specifica identità.

Cantine vitivinicole

Il luogo a cui mi riferisco, si è spesso valorizzato mediante la realizzazione di vere e proprie Architetture DOC che, insieme alle “strade del vino”, accompagnano l’eno-appassionato lungo un percorso qualificato da suggestive località che fanno da cornice a spazi di produzione vinicola.

Protagoniste di questi territori vocati al vino sono le cantine vitivinicole: antichi cascinali della tradizione, moderne architetture che rivisitano l’antico sistema a caduta, “finti” rustici, aziende a produzione intensiva…

Un proliferare di edifici maestosi, spesso decontestualizzati, sembra essere la nuova tendenza del momento in un tripudio di geometrie e colori senza eguali…

cantina
Bodegas Ysios – Marques de Riscal – Brugarol

Ma quando le cantine sono diventate così eccentriche?

A partire dalla fine del secolo scorso, si è assistito a una fase feconda e a una proliferazione di architetture del vino caratterizzata dalle cosiddette “cantine d’autore” nate a seguito dello sviluppo delle realtà californiane come Sonoma ma soprattutto Napa Valley.

Non si tratta di un nuovo stile, né di innovazioni tecnologiche abbinate alla produzione, bensì alla moda di portare in campagna ciò che in città viene designato per strutture socio-culturali come musei, luoghi di culto, istituti di istruzione etc., insomma edifici per lo più rappresentativi.

ll ruolo dell’architettura come “comunicatrice di simboli”, è diventato, per la viticoltura, il mezzo che permette il riconoscimento di un vino, reso possibile da un imprenditore avente l’intuizione, ma soprattutto i mezzi, di fare del proprio prodotto un’immagine socialmente riconosciuta legata ad un edificio grandioso.

L’inizio…

E’ il caso delle primissime cantine realizzate negli anni Novanta descritte nell’articolo precedente (per leggerlo clicca qui) come Dominus Winery in Napa Valley e Bodega Ysios in Spagna che hanno fatto da “apripista” a questo fenomeno celebrato dallo Star System e dalle Archistar del momento.

Qualche esempio?

Ecco una piccola raccolta di alcune realtà celebrate da architetti di fama internazionale che ho visitato e studiato in questi anni: Cantina Rocca di Frassinello di Renzo Piano (Italia)Bodegas Portia di Norman Foster (Spagna)Bodegas Protos di Rogers e Partners (Spagna)cantina petraCantina Petra di Mario Botta (Italia) – PER QUESTA CANTINA HO SCRITTO UN ARTICOLO, LEGGILO QUIChâteau Faugères di Mario Botta (Francia) Adega Mayor di Alvaro Siza (Portogallo)Quinta do Portal di Alvaro Siza (Portogallo)cantina traminCantina Tramin di Wernern Tscholl (Italia) – PER QUESTA CANTINA HO SCRITTO UN ARTICOLO, LEGGILO QUI Château Cheval Blanc di Chrstian de Portzamparc (Italia)cantina antinoriCantina Antinori di Arechea Associati (Italia) – PER QUESTA CANTINA HO SCRITTO UN ARTICOLO, LEGGILO QUICantina Tenuta di Castelbuono di Arnaldo Pomodoro e Pedrotti (Italia)

 

Un vero e proprio movimento di marketing strategico che lega indissolubilmente il vino all’architettura. Non trovi?

Un team di architetti, designer, paesaggisti, ingegneri, agronomi e addirittura scultori convergono in un solo obiettivo: creare un edificio simbolo legato ad un vino.

Realtà grandiose, a volte silenti come un taglio di bisturi nella collina, leggere come un lenzuolo appoggiato sul vigneto in cui l’integrazione col paesaggio è una scelta legata al rispetto del territorio, altre volte autentiche cattedrali nel deserto, monumenti che celebrano il dio Bacco a favore di una scelta decisa di slegarsi completamente dal luogo in cui sono sorte.

Qual’è l’approccio migliore?

La preferenza verso soluzioni moderne e contemporanee rispetto al falso storico, alle cantine in stile imperiale o neoclassiche costruite l’altro ieri, è l’approccio che ogni buon architetto dovrebbe suggerire.

Un grandissimo stoico del restauro architettonico, Camillo Boito scrisse in relazione ai “finti rustici”:

Vergogna ingannare i contemporanei, vergogna anche maggiore ingannare i posteri.

Tuttavia, talvolta, alcuni dubbi permangono.

Quando un’architettura diviene un’immagine totemica in un paesaggio in cui i vigneti dovrebbero essere i soli protagonisti del terroir da cui dipendono, è così necessario spezzare l’equilibrio di un luogo per esibire l’ego dell’archistar del momento o di qualche committente che si sente Dio a favore di una immagine che prevale sul prodotto per il quale è nata?!?

A te la scelta!

 

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