Ho sempre amato l’archeologia. Camminare dentro ai luoghi abitati da civiltà lontane, cercare di rivivere antiche culture, i loro usi e le relazioni con l’ambiente circostante. Tutto questo viene esaltato in quei posti che hanno un forte valore simbolico come le Piramidi di Giza n Egitto, Machu Picchu in Perù e Angkor Wat in Cambogia.

Quando partii per la Cambogia non avevo fatto programmi. Mi affidai al mio carissimo amico Gio, grande esperto del sud-est asiatico, per lasciarmi definitivamente sorprendere.

Avevo visto qualche fotografia di sfuggita ma non volli fare troppe ricerche per permettermi di lasciarmi meravigliare completamente e, a posteriori, posso affermare che quello che trovai fu davvero grandioso!

Sveglia alle ore 03.30 a.m.

Ebbene si, per vedere l’alba, se non hai ancora comprato i biglietti per entrare nel sito archeologico di Angkor Wat a Siem Reap in Cambogia, devi alzarti nel cuore della notte per poter arrivare davanti al tempio della dinastia Khmer prima del sorgere del sole.

Arrivati con il nostro tuk tuk  davanti all’ingresso del sito principale di Siem Reap, rimango colpita dalla quantità di gente che percepisco in piena notte. Nel parcheggio sterrato e nel vialetto non c’è nessuna luce che ti permette di individuare dei volti, ma solo sussurri e passi di gente che cammina rapidamente per non perdersi lo spettacolo della natura e dell’uomo.

Prendiamo i biglietti.

La notte brulica di anime inquiete in fermento.

Con la torcia del telefonino ci facciamo strada lungo il viale nel buio più totale.

L’ingresso ad Angkor Wat

Non c’è bisogno di conoscere la strada, seguo il flow e il fiume di persone che non vedo ma sento intorno a me.

Oltrepassiamo il ponte galleggiante e arriviamo all’ingresso del viale pavimentato.

E’ buio, buio pesto!

A circa 2/3 di quella che scoprirò essere una lunga direttrice si aprano due strade trasversali. C’è chi prosegue, c’è chi va a destra e a chi a sinistra. Noi scegliamo di andare a destra e ci ritroviamo a due passi da uno specchio d’acqua illuminato dalle torce.

E’ ancora notte fonda. In molti si fermano, altri proseguono. Decidiamo che vogliamo rimanere qui.

Intorno a noi, appassionati della fotografia iniziano ad armeggiare nelle borse. Sento il rumore delle cerniere degli zaini e il suono intermittente di cavalletti che si allungano.

Cerco di fare un pò di luce.

C’è chi sfoggia dei super obiettivi, chi tiene in mano un telefonino puntando il vuoto, chi sussurra, altri ancora si limitano a rimanere in silenzio.

L’arrivo: l’alba blu

Senza farsi annunciare, senza chiedere alcun permesso, dopo pochi istanti il nero che ho davanti inizia a tingersi progressivamente di blu. In pochi istanti iniziamo a percepire una sagoma all’orizzonte. Il blu si fa più lieve finché da oltremare diviene celeste cangiante e in pochi secondi uno skyline unico si presenta ai miei occhi.

La notte pian piano si ritira e le ombre iniziano a delineare le forme.

Davanti a me il tempio religioso più grande al mondo.

Posso distinguere 5 guglie che richiamano la forma dei germogli dei fiori. Al centro la più grande e imponente. Le altre 4 più piccole agli estremi mi fanno capire, grazie ad un gioco prospettico, che si tratta di una pianta quadrata o rettangolare.

A fare da cornice a tutto questo, una quindicina di alberi spontanei che si riflettono nell’acqua dello stagno che ho davanti ai miei occhi.

alba ad angkor wat in cambogia

L’alba rossa

Mano mano si delineano le forme, maggiore è lo stupore, finché l’azzurro lascia il posto al giallo ocra che si trasforma in un’esplosione di rossi, rosa e arancioni (foto copertina).

Angkor Wat, completamente in ombra, si ritaglia in una silhouette nera che ne esalta la morfologia specchiandosi nell’acqua dello stagno ai nostri piedi in un gioco di realtà, ombre e riflessi unici al mondo.

Ancora qualche minuto e il giorno sovrasta. In pochi secondi il rosso si attenua lasciando il posto ad un rosa e ad un azzurro delicato per poi arrivare alla definitiva nascita di un nuovo giorno.

Mi allontano dalla folla. Sul fianco dello stagno trovo dei cavalli che brucano dell’erba.

Dei cavalli.. mi domando?!

Mi avvicino e mi siedo poco distante da loro sul prato. Rimango a contemplare la luce che definisce ogni dettaglio, penso a come la stessa luce sia in grado di trasferire emozioni diverse a seconda del colore e dell’intensità.

alba ad angkor wat in cambogia

Ormai è giorno e posso vedere distintamente Angkor Wat e tutti i suoi dettagli: le colonne, le guglie, la nervatura della pietra. L’immagine che tutti conoscono cercando su google “Angkor Wat” ma vederlo all’alba.. bhè.. è tutto un’altro luogo!

E’ sorprendente come luce ha la straordinaria capacità di alterare le nostre percezioni. La sua assenza può incutere paura, la sua presenza, infinite emozioni…

Non nasconderò che vivere questa nascita è stata un’emozione unica. Per me, l’alba più bella che abbia mai visto. Uno spettacolo durato poco più di 10 minuti e, a distanza di qualche anno, è in grado di farmi brillare gli occhi ogni volta che riguardo la sua fotografia.

Una foto che mi ha fatto vincere il secondo premio in un concorso di fotografie di viaggi non credo tanto per la tecnica… Mi sono limitata a fare click con una reflex entry level ma per lo spettacolo poco comune rappresentato. Una magia che può immortalare chiunque, con qualche sacrificio, ma che rimarrà indelebile nel tempo…

La mia alba senza filtri

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