Vivo due giorni di pace in sella alla bicicletta lungo le strade di Luang Prabang e sulle sponde dei suoi fiumi, uno dei luoghi più tranquilli dell’Asia (se non hai letto il primo articolo fallo qui!).

Per il mio terzo giorno in città decido di noleggiare una barca in legno dal Ferry Docking ai piedi del tempio Xieng Thong e di percorrere in senso inverso il fiume Mekong per poter raggiungere le grotte Pak Ou a 25 km di distanza dalla città.

Lungo il Mekong

La navigazione verso la destinazione è accompagnata dal leggero ronzio del motore e seziona lentamente il fiume offrendo scorci su ville lussuose accanto ad infrastrutture arcaiche. Più avanzo, più la natura regna sovrana ed i segni della presenza umana lasciano il posto a una vegetazione ai miei occhi inaccessibile.

Il Mekong, color dell’argilla, si fa madre di una natura verde e rigogliosa nutrendo i canali che collegano l’entroterra.

Da una forte orizzontalità, determinata da abitazioni e vegetazione, la percezione prende il sopravvento quando all’orizzonte si stagliano i promontori calcarei a picco sul fiume che ospitano le grotte.

La barca ormeggia su un improvvisato pontile galleggiante in legno quando il barcaiolo mi avvisa che posso fermarmi per 45 minuti.

grotte pak ou luang prabang laos

L’arrivo alle grotte Pak Ou

Le scale per raggiungere le grotte Pak Ou sono solo pochi gradini ma ripidi e mi obbligano a tenere lo sguardo su di essi per non cadere.

Raggiungo l’ingresso e prima di alzare il viso verso la grotta i miei occhi incontrano quelli di una anziana donna laotiana a guardia del varco. Ogni sua ruga, ogni suo sguardo racconta una storia di vita semplice. Una vita trascorsa a lavorare con le mani, le stesse mani che tengono una bambina dagli occhi sfuggenti e vivaci.

Entro. L’interno della grotta è sacrale, decorato da più di 4000 sculture di Buddha di diverse dimensioni e stili.

L’atmosfera è silenziosa e molto raccolta, se visitate in periodi lontani dalle festività si può godere di una piacevole pace in cui poter isolarsi e osservare i diversi colori del Buddha da un lato, scorci di paesaggi di verde rigoglioso dall’altro.

grotte di pak ou luang prabang laos

Il disordine quasi apparente di queste statue posizionate dove c’era uno spazio utile per poterle accogliere, cela una armonia data dalla natura stessa che le ha legate da fili invisibili di equilibrio.

Silenzio.

grotte pak ou luang prabang laos buddha

Osservo le statuette e scopro che non tutte sono intatte. Alcune sono lievemente danneggiate in più punti. Questo spiega la prima grande funzione delle grotte Pak Ou. Infatti, prima di divenire un luogo di culto, questo spazio venne utilizzato per secoli come deposito dei vecchi simulacri di Buddha che non potevano risiedere su un altare perché rovinate o semplicemente perché sostituite da nuove.

Oggi questo luogo è meta di discrete visite e di un forte pellegrinaggio durante il capodanno Laotiano (13-15 aprile), quando barche cariche di fedeli rendono omaggio bagnando ritualmente i Buddha per guadagnare meriti (qualcosa simile all’indulgenza per i cristiani).

grotte pak ou a luang prabang

Verso Luang Prabang

Raccolgo le mie sensazioni e mi dirigo verso il pontile in direzione di Luang Prabang. Durante il viaggio di rientro ho occasione di incontrare un gruppo di bambini che, completamente nudi e senza alcun adulto si lavano e giocano in queste acque gettandosi dalle rocce.

Non appena mi scorgono con la macchina fotografica, tornano tutti verso gli scogli per potersi alzare e salutarmi con gioia facendo a gara a chi agita più forte la mano. Gridano parole e cercano un mio gesto, un saluto di risposta.

Non so cosa mi colpisce di più, se l’immagine di vedere dei bambini lavarsi nelle acque marroni del Mekong o gli stessi incustoditi lungo a un fiume di questa portata. Entrambe sono visioni che non fanno parte del mio mondo, che guardo con una certa preoccupazione e che forse rappresentano una realtà di libertà a cui tendo ma che non mi appartiene ancora.

 

Vuoi conoscere l’ultima esperienza che ho vissuto in Laos? Per saperne di più leggi qui!

2 Comments

  1. Non è questione di amicizia o di condizionamenti. Non ti leggevo da tanto, ma ne avevo bisogno per spunti per il mio viaggione di Luglio. Beh, è un’esperienza straordinaria. Il cuore batteva forte: sai coinvolgere, emozionare, riflettere. Osservi con acume e sensibilità molto poco comuni. Cogli dettagli minimi, hai il gusto della lentezza, passione e competenza. Riconfermo, a distanza di un anno: sei veramente top, ho letto pochissime persone con una Sensibilità come la tua!!

  2. Paola

    Grazie mille Andrea! Io credo che la vita sia Emozione e dobbiamo cercarla in più respiri possibili…
    Trasmettere le mie esperienze attraverso la scrittura, scegliere con cura le fotografie del viaggi, è un modo per rivivere il cammino a posteriori, comunicarlo a lettori come te, è una forma di CONDIVISIONE che ho scoperto essere la sola cosa che conta!
    Ti abbraccio in questo viaggio!

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