Non faccio a tempo a rientrare in albergo quando, dopo una mattinata trascorsa in compagnia dei cammelli e una fugace visita di 6 ore alla città di Jaipur, ricevo un messaggio sul telefonino che recita: “vieni nella stanza 503 per un rito…”.

Un rito? In una stanza?

Non ci penso due volte e mi fiondo fuori dal mio alloggio!

La mia ricerca, non dura molto. Il mio sguardo viene subito catturato dalla presenza, in fondo al corridoio, di almeno 2 dozzine di calzature, come fuori da un tempio.

Se due paia di calzature fanno un indizio, allora due dozzine fanno decisamente una prova!

Ed è così che mi dirigo verso quella stanza senza nemmeno guardare i numeri. Nell’avvicinarmi inizio a sentire dei canti molto ritmati ma non particolarmente intonati (mi sembrano più dei lamenti).

Posto giusto o meno, sono troppo curiosa!

La porta è aperta. Mi tolgo anch’io le scarpe. Entro.

L’Haldi

Mi addentro nella camera in punta di piedi temendo di disturbare la sacralità del rito.

La stanza è piena di persone che guardano in direzione del letto a baldacchino.

Mi faccio strada tra i presenti quando noto quattro donne, in piedi sul materasso, che tengono aperto un tessuto al di sotto del quale, seduta, c’è la futura sposa, letteralmente ricoperta di oli, spezie, e una misteriosa polverina gialla.

Ok, sono nella stanza giusta!

Sarà la curiosità che traspare dal mio sguardo, o forse il fatto di essere l’unica occidentale nella stanza, fatto sta che attiro l’attenzione di alcune donne che mi porgono dei rametti e mi indicano di unirmi al rito.

A questo punto Marzullo direbbe “La domanda sorge spontanea”.. ma cosa devo fare?

Panico! Spaesata chiedo ad una ragazza conosciuta la sera precedente al Sangeet (se te lo sei perso leggi l’articolo qui!) la quale mi spiega che la cerimonia dell’haldi consiste nell’applicazione di un “unguento” (ad entrambi i futuri sposi, ma in stanze separate) il giorno stesso del matrimonio.

L’unguento è a base di polvere di sandalo e latte mescolati con acqua di rose e l’aggiunta, non per ultima, della curcuma (che in indiano si scrive: haldi).

Ecco da dove deriva il nome del rito!

Gli ingredienti possono cambiare da famiglia a famiglia ma il procedimento è sempre lo stesso: si intingono i rametti in questo composto e si toccano in sequenza alcune parti del corpo della futura sposa.

La cerimonia viene inoltre accompagnata da un canto, quasi una litania che mi cattura e che non dimenticherò più per il resto del matrimonio…

cerimonia haldi in jaipur

Ma… il significato?

Lo scopo ultimo della cerimonia dell’haldi  non è unicamente quello ad allontanare gli spiriti maligni, come molti credono, ma rappresenta una sorta di benedizione e di purificazione. La curcuma, inoltre, ha proprietà antisettiche e il suo colore, in Oriente, è considerato di buon auspicio.

Ed è così che, dopo aver visto un paio di persone compiere il gesto, prendo coraggio e mi unisco al rituale seppur con un leggero timore. Sono completamente estranea alla famiglia e temo di “profanare” la sacralità del momento.

Prerna mi sorride e mi incita dicendomi: come on!! Ok… posso farcela!

Un’anziana donna, alle mie spalle, inizia a intonare il canto ed io, dapprima, intingolo i rametti in un vasetto e, successivamente, li strofino sulla pelle di Prerna partendo dai piedi, passando alle mani, per poi proseguire su entrambe le spalle e infine sulla fronte. Il tutto ripetuto per 4 volte, dal basso verso l’alto.

cerimonia haldi in jaipur

Una conclusione inaspettata

Mi trattengo fino al termine del rituale quando, con mia grande sorpresa, la futura sposa si alza e compie un gesto inaspettato!

Completamente piena di olio e spezie si lancia “a pel di leone” su alcune amiche (che poi scoprirò non essere ancora sposate) per coprire loro il viso con la pasta che ha tra le mani. In un attimo mi catapulto fuori dalla stanza per evitare di venire letteralmente “oliata” ma col senno di poi forse sarei rimasta…

Lo scopo di questa pratica, infatti, è ben augurante nei confronti di chi non ha ancora trovato marito/moglie… (un po’ come il nostro lancio del bouquet tanto per intenderci).

Ahhh… Se l’avessi saputo prima!!! 🙂

Ancora incredula per la “bizzarra” conclusione del rituale, torno nella mia stanza per prepararmi alla cerimonia più importante di tutte: il Vivaha Sanskar: il matrimonio!

matrimonio indiano

Sono arrivata quasi alla fine della mia avventura. Non perderti la conclusione di quello che per me, è stato il matrimonio PIU’ STRA-ORDINARIO a cui abbia mai partecipato…

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