Lasciata da pochi istanti la cerimonia dell’Haldi (se non l’hai ancora fatto leggi l’articolo qui!) entro in quello che, a tutti gli effetti, è il rito del matrimonio induista: il Vivaha Sanskar conosciuto anche come “cerimonia del fuoco sacro”.

Verso il Vivaha Sanskar

Svolto l’angolo, che dal corridoio delle camere porta alla hall principale dell’albergo Fairmont Jaipur, e, dietro ad una grande porta in vetri comunicante col giardino, vengo abbagliata da uno sfavillio di luci in continuo mutamento; fontane, gazebi, sculture di fiori, musiche orientali in un’atmosfera da palazzo reale…

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A bocca aperta per lo stupore e sbalordita davanti a così tanta opulenza, mi sorge una domanda spontanea: ma dove sono tutti quanti?!?

Non mi aspettavo certamente di trovare già gli sposi ma, per lo meno, credevo che il posto fosse già popolato da gran parte degli invitati visto che, di lì a pochi minuti, avrebbe avuto inizio la cerimonia…

Ancora perplessa, scendo la scalinata dell’albergo quand’ecco che, il mio fidato Visir (l’uomo che mi ha accolto non appena arrivata al Fairmont Jaipur) viene in mio soccorso indicandomi, con il suo solito sorriso, delle sale direttamente collegate al giardino.

Ecco spiegato dove sono tutti!!!

Gli ultimi preparativi…

Mentre gli invitati restano in trepidante attesa, Prerna e Karan (i futuri sposi) si stanno preparando, nelle rispettive stanze, alla cerimonia in compagnia di amici e parenti.

Entro nella prima stanza dove Karan, seduto su un trono, viene vestito degli ultimi accessori con l”immancabile accompagnamento di canti e benedizioni ai quali nessun invitato può esimersi.

Lo sposo indossa il tipico copricapo chiamato Sirorao: un turbante color giallo oro (regalato generalmente dalla famiglia della sposa), mentre una colonna di malachite e una fascia rossa matrimoniale impreziosiscono l’abito ricamato in filo d’oro.

Mi soffermo solo pochi istanti per poi dirigermi verso il fondo del padiglione dove troverò la sposa.

preparativi matrimonio induista a Jaipurpreparativi matrimonio induista a JaipurTutti gli accessori, il trucco con l’immancabile kajal (la riga nera sugli occhi) e l’acconciatura vengono accuratamente seguiti dai famigliari più intimi prima della cerimonia di vestizione pubblica, mentre, a pochi passi da me, dietro a un grande portone in legno riccamente decorato, c’è l’ultima delle meraviglie…

preparativi matrimonio induista a JaipurSeduta su una panca, in mezzo alla sala ottagonale, Prerna si lascia vestire “d’oro”:

Ogni gioiello, ogni dettaglio ha un preciso significato spirituale.

tra i capelli e la fronte viene posizionato il maang tikka, un ciondolo simbolo del “terzo occhio” e delle energie spirituali; il nath e i karnphool, gioielli per naso e orecchie oltre alle decine di bracciali e anelli chiamati rispettivamente choodiyan e aarsi e, infine, l’immancabile bindi.

Quest’ultimo è il simbolo per eccellenza di una donna sposata. Si tratta del caratteristico punto rosso circolare in polvere di cinabro posto al centro della fronte. Si ritiene che esso rappresenti un occhio mistico in grado di mostrare alla sposa il futuro.

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preparativi matrimonio induista a JaipurLascio questa sala e torno, ancora per un istante, a gironzolare nel “giardino dei sogni” approfittando degli ultimi preparativi per vivere qualche minuto da solitaria protagonista…

Improvvisamente, suoni di tamburi e canti ritmati richiamano la mia attenzione e annunciano l’arrivo dello sposo con un folto stuolo di invitati al seguito.

Mi precipito a vedere cosa sta accadendo!

Il corteo avanza lentamente lungo il loggiato ovest e finalmente scorgo lui: Karan, lanciato in una danza sfrenata che si dimena all’incitamento del fratello e della folla, tanto da sembrare in preda al morso di una tarantola!

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Il viaggio del corteo che accompagna lo sposo dura circa mezzora e si placa solo al cospetto della sposa e della sua famiglia quando, finalmente, la coppia si unisce!

Dopo quattro giorni di riti e cerimonie mi sovviene una domanda di manzoniana memoria: ma questo matrimonio s’ha da fare?!?

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La cerimonia del Fuoco

Dopo l’abbraccio degli sposi mi aspettavo che la cerimonia si celebrasse di lì a poco ed invece, con mia grande sorpresa, non è andata proprio così…

Contrariamente alle nostre abituditini, infatti, prima si festeggia con un banchetto nuziale, poi si effettuano le fotografie di rito con tutti gli invitati e solo alla infine viene celebrata la sacra cerimonia.

E così che, verso l’una di notte, inizia finalmente il Vivaha Sanskar: il matrimonio induista!

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Gli sposi si trasferiscono sotto ad un gazebo insieme ai famigliari più stretti e al sacerdote che celebrerà il rito.

Rimango particolarmente colpita dal fatto che, nel momento più sacro, siano pochissime le persone presenti. La maggior parte degli invitati continua con noncuranza il banchetto mentre altri, addirittura, si sono già ritirati nelle proprie stanze.

Non capisco fino in fondo il significato di questo comportamento, ma mi piace credere che la gente abbia voluto lasciare la sacralità di questo momento, che suggella l’unione in matrimonio, all’intimità delle famiglie e dei parenti più stretti.

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Non so dirvi a che ora esattamente sia finito il tutto ma intorno alle 4 di mattina 3/4 degli invitati si era dileguato e i restanti dormicchiavano su dei divani posti intorno al gazebo (me compresa, lo ammetto) dove si svolgeva attivamente il matrimonio intorno al fuoco.

In India, per legge e tradizione, nessun matrimonio induista è vincolante se la sposa e lo sposo, mano nella mano, e recitando i voti in sanscrito, non completano il rituale dei sette giri in presenza del fuoco (Saptapadi).

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Alla fine della cerimonia, la sposa viene, simbolicamente, “consegnata” allo sposo e alla sua famiglia per prendersene cura dopodiché viene trasportata con una lettiga nelle stanze che condividerà con il proprio sposo.

Gli sguardi, i volti, gli abbracci del padre e della figlia prima di questo momento conclusivo mi hanno segnato profondamente.

E, così, proprio mentre la mia avventura volge al termine e quella di Prerna e Karan vede il proprio inizio, mi prende un nodo alla gola ripensando ai momenti vissuti.

Il ricordo mi richiama alla mente le forti sensazioni provate attraverso i profumi, i colori, le musiche. Tutto, in qualche modo, ha fatto sì che questo, alla fine, sia diventato anche un po’ il mio sogno… il  “Mio Matrimonio Induista da Bollywood”. 

E se di sogno si è trattato, prego di non svegliarmi mai!

Al termine di questa avventurosa serie di racconti auguro a Prerna e Karan ogni bene, che il legame indissolubile che li lega possa essere davvero condiviso in ogni giorno della loro vita, così come recita la formula di chiusura del matrimonio induista:

Abbiamo fatto i sette giri. Tu sei diventata/o mia/o per sempre. Si, noi siamo coniugi. Io sono diventato/a tuo/a. D’ora in avanti, non potrò vivere senza di te. Non vivere senza di me.

Cerchiamo di condividere le gioie. Siamo parola e significato, uniti. Tu pensi e io sono il suono.

Che la notte sia miele dolce per noi. Che la mattina sia miele dolce per noi. Che la terra sia miele dolce per noi.

Possano i cieli essere dolci come il miele, per noi. Possano le piante essere dolci come il miele, per noi. Possa il sole essere tutto di miele, per noi. Possano le mucche produrci del latte dolce come il miele.

Come i cieli sono stabili, come la terra è stabile, come le montagne sono stabili, come l’intero universo è stabile, così possa essere la nostra unione, definitivamente.

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