Visitare le cascate Kuang Si in Laos significa farlo muovendosi al ritmo dei locali e questo equivale ad usare mezzi caratteristici dall’andamento lento come una barca, oppure un rickshaw o un tuk tuk. Io ho scelto quest’ultimo, che rappresenta il mezzo di spostamento più caratteristico del sudest asiatico, una sorta di taxi “aperto” tanto per intenderci, ma dall’indiscutibile fascino.

Non si può dire di essere stati in Oriente senza aver provato l’ebbrezza di salire su un tuk tuk!

Si tratta, in genere, di un motorino con un rimorchio al seguito provvisto di panche di legno che possono ospitare da 4 fino a 8 persone e più, oltre a mercanzie di ogni tipo, come vi racconterò in seguito.

Perché questo nome insolito?

Il tuk tuk si chiama così, molto probabilmente, a causa del rumore scoppiettante emesso dal suo motore durante la corsa. Un’altra caratteristica davvero affascinante di questo mezzo è rappresentata dai suoi pittoreschi e temerari guidatori, dei veri funamboli della strada. Sono in grado di compiere, con nonchalance, le manovre più assurde, delle vere e proprie acrobazie nel traffico, lasciandoti letteralmente senza fiato, forse certi della protezione derivante dai mille amuleti appesi sotto lo specchietto! 🙂

Ad ogni modo, dopo un pò che viaggi, questo suono diventa una costante e da ronzio finisce per trasformarsi in un suono caratteristico che diventa sinonimo stesso di Oriente: quando torni a casa ti manca! Almeno questo vale per ogni viaggio compiuto in queste zone.

tuk tuk a luang prabang in laos

tuk tuk a luang prabang in laos

Il viaggio

Ma torniamo alla ricerca del tuk tuk. Dalla cittadina di Luang Prabang arrivo con la mia compagna di viaggi, la bicicletta, in Rue Chao Fa Ngum Banthatluang, la via da cui partono i mezzi per raggiungere le cascate Kuang Si.

Trovato un taxi disponibile e contrattato sul prezzo, monto sul mezzo insieme ad inaspettati compagni di viaggio: taniche di acqua e una mezza dozzina di polli in una gabbia! Mi mancava proprio la compagnia!

Il  tuk tuk è privo di ammortizzatori e per un’ora e trenta io, l’acqua e i polli rimbalziamo sulle strade improbabili fatte di buche, sterrate, dossi ma lo spettacolo che ammiro durante il tragitto è meraviglioso… Fiumi, guadi, con acqua che schizza da tutte le parti, risaie e verde, verde, verde!

Ad un certo punto, di colpo, l’autista del tuk tuk si ferma in un piccolo villaggio e mi indica “Uno” con la mano. Un minuto??? Dopo qualche istante ritorna con un casco di durian in mano e lo appende rigorosamente sul paraurti posteriore sorridendo divertito.

Devi sapere che il durian è un frutto tipico del territorio dell’Indocina. Ma quello che ti domanderai sarà: Perché non lo ha messo insieme all’acqua e ai polli? Io lo definirei un gesto di gentilezza…

Un detto che ho imparato in Oriente cita:

Il durian ha l’odore dell’Inferno e il sapore del Paradiso

L’odore di questo frutto è davvero tremendo tanto da essere bandito in molti luoghi pubblici con cartelli che recitano la scritta “No Durian”. Per me assomiglia alle fogne di Calcutta. Il sapore? Tutto un programma! Personalmente lo definirei un concentrato morbido di crema chantilly ma dopo 3 assaggi ti nausea.

frutto durian
image source https://www.huffingtonpost.com/

L’arrivo alle cascate Kuang Si

Superato il villaggio dei durian, dopo circa 30 minuti l’arrivo alle cascate Kuang Si è speciale.

Una rigogliosa vegetazione mi attende dietro un portale imponente al di là della strada. Acquisto il biglietto di ingresso e percorro un viale che conduce a grandi recinti dove trovo una decina di orsi divertiti che fanno il bagno e si dondolano su amache legate a tronchi.

Lasciati gli orsi alle mie spalle, il percorso si inoltra nella natura. Un sentiero in terra battuta conduce fino a delle vasche naturali comunicanti l’una con l’altra per mezzo di dislivelli e piccoli ruscelli. La vegetazione è talmente fitta che oltre i sentieri e gli isolati servizi presenti è quasi impossibile addentrarsi. La foresta è lasciata allo stato naturale, l’immagine di una laguna blu come mi ricorda il film di Randal Kleiser.

Dopo circa 20 minuti di camminata lenta arrivo alla fonte di tutte queste vasche: le cascate.

Davanti a questo spettacolo della natura è stato posizionato di recente un ponte in legno dove poter godere concretamente degli spruzzi d’acqua fredda trasportati dal vento. Altro ossigeno in così tanta umidità!

cascate kuang si in laos

Il rituale del bagno

Ovviamente non mi limito solo ad osservare solo il paesaggio, ma lo voglio vivere fino in fondo! Nel parco naturale si incontrano lungo il sentiero degli spogliatoi in legno isolati. Mi cambio e in un attimo mi immergo nelle acque gelide della cascata. Appoggiato il primo piede decine di piccoli pesciolini mi si attaccano alla pelle: un misto tra solletico e divertimento.

cascate kuang si in laos

Nuoto fino ad una roccia e osservo le persone che ogni tanto spuntano da un cespuglio o dietro a un masso. Ci sono pochissimi occidentali; per la maggior parte sono asiatici che si immergono in acqua completamente vestiti dalla testa ai piedi.

Ho già vissuto molte volte questa esperienza in passato. All’inizio mi sentivo a disagio e così mi coprivo maggiormente, per rispetto. Col tempo ho realizzato che per gli orientali non si tratta di pudore quanto di avversione alla luce solare e all’abbronzatura. La pelle molto chiara è simbolo di bellezza e agiatezza per molte popolazioni dell’Asia. A volte però queste scelte portano a delle soluzioni di vestiario davvero improbabili e bizzarre.

Il rientro a Luang Prabang

Dopo circa tre ore di pace e relax mi dirigo verso l’uscita di Kuang Si, ma risalendo sul tuk tuk  scopro che i miei amici polli non ci sono più! Impossibile comunicare con il conducente e me ne faccio una ragione.

Durante il tragitto verso Luang Prabang l’autista si ferma un’altra volta in una radura con tre casette umili realizzate da lamiere e qualche pannello in legno. Senza dir nulla ma esprimendosi solo a gesti, mi fa capire che deve scaricare le taniche di acqua. Sull’uscio di una di queste case c’è una donna con in braccio un bambino. L’uomo si avvicina, appoggia dentro casa l’acqua e le consegna dei soldi. Nessun sorriso, nessuno sguardo, nessuna parola.

Ne rimango colpita, ma in fondo so bene che  l’Oriente è fatto di segreti e intimità. In tutti i miei viaggi non mi è mai capitato di veder manifestare pubblicamente sentimenti di dolcezza, gioia o ira, quindi so di non aspettarmi nessun gesto da questo silenzioso dialogo.

Riprendiamo così la strada verso Luang Prabang alleggeriti dai carichi materiali e, per quanto mi riguarda, anche da quelli immateriali. Completamente rigenerata dall’esperienza in questo spettacolo naturale e tonificata dalle acque pure di Kuang Si son pronta per la nuova esperienza che mi attende.

Scopri nel prossimo articolo di cosa si tratta!

4 Comments

  1. Ciao Paola! Mi è piaciuto un sacco questo post: l’ho trovato più frizzante, sprint e coinvolgente dell’altro sul Laos. Prosa più fluida, ritmo più incalzante. Un pastello. Mi piacciono le tue avventure perché ne approfitti per illustrare (con stupefatto candore, come chi ha il privilegio di ammirare e riconoscere queste Diversità e particolarità) costumi e tradizioni locali. Non mancano mai queste chicche, questi approfondimenti, che rappresentano per me l’interesse principale del tuo blog e del viaggiare stesso. Per dirti, il durian è stato una scoperta piacevole (brillante quella parte), mentre riguardo i tuk tuk sfondi una porta aperta: il momento più esaltante del mio viaggio indiano (mercato di Bikaner). La scena del dialogo silenzioso è stata raccontata con soavità ed hai trasmesso nitidamente quel senso di intimità così orientale. Post sempre ricco, interessante e coeso. Rinnovo complimenti, gratitudine e stima. Posso permettermi un suggerimento? Forse puoi citare un po’ più il finale 🙂 Andrea

  2. *Curare il finale, intendevo. Sorry. Ah, ho adorato la mezza dozzina di polli in gabbia, le taniche e il driver del tuk tuk 😂. Ma perché non hai raccontato di più degli orsi dondolante?? Peccato!!

    • Paola Reply

      Ciao Andrea!

      quando descrivo un luogo lo esprimo attraverso le mie percezioni e lo studio del paesaggio che mi deriva dalla formazione di Paesaggista.

      Ci sono cose che mi colpiscono più di altre (come ad esempio i polli come compagni di viaggio) altre meno (come gli orsi nel recinto tipo zoo)…
      Posso capire che sono comunque informazioni che possono interessare il lettore e non mancherò ad una riflessione in più nella prossima occasione.
      Grazie per l’attenta analisi!

      Paola

  3. Ciao Paola! Grazie a te per il chiarimento esaustivo e che mi trova in accordo totale: è normale che ci si soffermi di più su ciò che ci colpisce (non avevo percepito l’effetto simil zoo degli orsi), tra l’altro è il tuo spazio di espressione 🙂 . È un blog bellissimo e ti ringrazio per i tanti spunti che fornisci! Andrea

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