Da tempo desideravo visitare il Laos ed in particolare Luang Prabang.

Sin dalla mia prima visita in Indocina mi ero ripromessa di tornarvi per respirare l’atmosfera di questo luogo “fuori dal tempo”, ispirata anche dalle riflessioni di Tiziano Terzani in “Un indovino mi disse”.

Perchè scegliere il Laos

Vivere Luang Prabang è un’esperienza per anime gentili. Chi la sceglie è alla ricerca di un percorso a ritroso nel tempo, in un luogo lontano dallo sfavillio, dai ritmi incalzanti delle moderne città d’Oriente e da quella che lo stesso Terzani definiva “La potente industria del turismo”.

luang prabang in laos

La visione del tempo

Quello che colpisce subito di questa nazione è la concezione e la percezione del tempo.

Qui nessuna fretta, solo pace e tranquillità. La vita è scandita dai ritmi naturali. Dall’alternarsi di sole e luna.

Alle 4 della mattina la gente comincia ad animare le strade, i mercati, i primi monaci escono dai monasteri per la consueta questua (di cui ti parlerò nel prossimo articolo) e alle 22 tutte le attività cessano. Bar, ristoranti, tutto chiude e la città riposa.

Primi passi a Luang Prabang

La meraviglia di Luang Prabang si manifesta già in fase di atterraggio. L’aeroporto, oltre ad essere minuscolo (è un edificio in stile coloniale grande come 10 autobus in fila per 2 di larghezza), ha una pista di atterraggio praticamente senza transenne, attaccato alle abitazioni dei locali!

Quanto vedo mi dà da subito la sensazione di essere arrivata in un luogo distante anni luce dalla realtà a cui sono abituata.

luang prabang in laos

Arrivo in città con un tuk tuk noleggiato fuori dall’aeroporto. Osservando le case ed i paesaggi rurali lungo la strada si percepisce la grande semplicità di questo Paese.

La pianificazione urbana non esiste

Altra sorpresa! L’autista mi lascia di fronte ad un monastero buddista affermando che sono arrivata al mio albergo. Un monastero?

Sì, perché per raggiungere l’albergo devo entrare dentro il Wat Meuna.

Non mi sembra vero, per arrivare all’albergo devo attraversare un tempio! Ecco, mi dico, perché adoro l’Oriente!

La bellezza risiede in queste piccole contraddizioni…

Attraverso con le valigie il luogo di culto e mi sistemo nella residenza Heritage del 1925 di Villa Maydou Boutique Hotel. Un edificio fedelmente ristrutturato in stile coloniale con arredi tipici e tessuti artigianali.

Proprio quello che cercavo!

Ogni Guest House mette al servizio degli ospiti delle biciclette: si rivelerà la scelta ottimale per le mie prime visite della città.

Cosa vedere a Luang Prabang

Spostandomi fin da subito tra le vie di Luang Prabang provo una forte sensazione di libertà. Mi trovo catapultata in un mondo parallelo, tanto diverso quanto familiare, ma è piacevole starci… lo sento subito mio.

Percorro la riva sud del Mekong costeggiando il quartiere delle antiche ville riconvertite in tipiche strutture ricettive. Con l’inserimento di Luang Prabang tra i siti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la città incomincia progressivamente un processo di rinascita dopo le ferite e distruzioni di guerra inflitte nei secoli.

Il desiderio di conservare la città come un tempo, ha fatto sì che ogni ristrutturazione o nuova costruzione nel centro storico restasse fedele all’estetica dell’architettura tradizionale.

Mi fermo in un punto di osservazione paesaggistico, un luogo dove le chiare acque del fiume Nam Khang confluiscono e si stemperano con quelle argillose del Mekong. Una totale sensazione di pace e tranquillità mi pervade e penso che la vita a Luang Prabang segue proprio il lento e pacifico scorrere dei suoi fiumi.

paola bertoletti a luang prabang in laos

Colori e paesaggi si mescolano ad una cultura fatta di cose semplici e dai toni tenui. Poco clamore, parole sussurrate e ancora un po’ di diffidenza per lo straniero.

Mi vengono alla mente le parole di Tiziano Terzani che lo definì:

uno dei luoghi più romantici e quieti dell’Asia, uno degli ultimi rifugi del vecchio fascino d’Oriente.

L’atmosfera che si respira, si sente da diversi punti di vista.

Lo spazio dal basso e dall’alto

Una percezione “Orizzontale” lungo i fiumi, nelle vie più caratteristiche dove abitazioni fatte di legno e natura dimorano uno accanto all’altra e le bandiere del comunismo sventolano fuori dalle case tra i cavi elettrici improvvisati accanto ad alimenti essiccati su pupitres al sole.

luang prabang in laos

C’è inoltre quella “Verticale”, percepita osservando la città dall’alto, dalla sommità della collina Phu Si, alta appena 100 metri ma abbastanza per capire lo sviluppo di Luang Prabang. Piccolo insediamento raccolto a est del Mekong, inesistente a ovest, dove la fitta vegetazione domina sovrana.

Da questo luogo si possono godere dei tramonti meravigliosi. Non è tanto il sole che mi affascina quanto constatare come un segno, il passaggio del fiume, determini lo sviluppo dell’azione dell’uomo contenendo la sua espansione a favore di un’infinita madre natura.

La pace e la tranquillità la respiro in ogni passo, in ogni luogo, da ogni punto di vista. Il primo giorno in Laos il Paese mi ha detto: “Fermati!” ed è quello che ho fatto.

paola bertoletti su collina phu si a luang prabang in laos

 

Segui tutte le mie tappe a Luang Prabang. Leggi i consigli sulle escursioni da non perdere!

Luang Prabang: “Tak Bat” il risveglio dei monaci

Laos: dentro le grotte Pak Ou

Kuang Si Waterfalls: il respiro delle cascate in Laos

 

5 Comments

  1. Ho molto amato Luang Prabang, un posto speciale, di cui provo nostalgia. L’ho però trovata in equilibrio fragilissimo, a rischio di perdersi completamente (come del resto aveva proprio previsto Terzani, che citi) e anche la cerimonia del Tak Bat l’ho vista in pericolo di smarrire qualsiasi senso vista la maleducazione di molti turisti (tanto che il governo pensava addirittura di fermarla a Luang Prabang)…
    Bellissime foto, un saluto. A presto!

    • Ti ringrazio per aver condiviso le tue sensazioni Patrick.

      Molte città dell’antico oriente corrono il rischio di essere fagocitate dalla “potente industria del Turismo” come ho potuto vivere nella vicina Siem Reap in Cambogia dove fino a 10 anni fa era ancora un paesino fatto di cose semplici.

      La vera sfida per ognuno di noi è farci genitori di una memoria che possa dialogare con l’inevitabile sviluppo senza dimenticare mai la propria Identità.

  2. Ciao Paola! Complimenti!
    Dico subito che, dopo la lettura, ho ancora più voglia di partire e, chi lo sa, scegliere il Laos invece o in aggiunta all’Indonesia. Ho apprezzato soprattutto la seconda parte. Ci sono periodi (5-6) o intuizioni molto brillanti (ad esempio sono rimasto molto affascinato e colpito dalla tua capacità di individuare e descrivere due percezioni spaziali differenti: quella verticale e orizzontale; quella parte è sublime). Ho adorato, poi, quel “vivere Luang Prabang è un’esperienza per anime gentili”: mi ha fatto sentire accolto e ribadito che è il luogo che fa per me.

    Se sei interessata ad un parere più analitico ho notato questo: le sequenze descrittive o riflessive son davvero ispirate. Quando ti lasci trasportare dalle emozioni, la scrittura si alza di qualità e susciti meraviglia!

    Mi piace leggerti perché trovo abbia doti di osservazione non ordinarie. E’ un blog di contenuti e spessore, ed adoro le citazioni, che scegli di piazzare al momento giusto. Molto belle anche le foto. Nota di merito per la veste grafica: trasmette un senso di ordine e razionalità.
    Ho letto che chi è interessato ad una collaborazione può contattarti. Ho un’ideuzza al riguardo. Posso proportela tra qualche giorno?

    Ciao! Andrea

    • Che piacere avere un lettore attento e sensibile come te!

      Vivere un luogo in prima persona e descriverlo attraverso le emozioni accompagna il futuro viaggiatore in quella che potrebbe essere la sua esperienza e quindi, in qualche modo, iniziare a viverlo…

      Il viaggio incomincia quando lo immagini!

      Certamente, scrivimi pure una mail su paolabertolettiblog@gmail.com con la tua idea!

  3. Ah, scusami, dimenticavo: fantastici gli hyperlink! Valore aggiunto!!

    Andrea

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