Mi trovo in Trentino Alto Adige-Südtirol lungo quel delicato territorio che ho visitato più volte e a me molto caro denominato Strada del Vino o Weinstrasse e sono diretta alla cantina Manincor.

San Giuseppe al Lago, località situata in una gola creata dalla natura all’interno di un microclima favorito dal lago di Caldaro e dalle montagne altoatesine circostanti. Luogo ottimale per la vite: acqua e protezione dai venti freddi. Mi lascio alle spalle la cantina Tramin (di cui ho precedentemente trattato) e mi appresto a visitare la tenuta  Manincor, a pochi minuti d’auto.

Scendo il leggero dislivello su cui sorge Tramin e riprendo la Strada del Vino verso nord quando, poco distante, noto già sulla via, l’antico maso settecentesco della proprietà del conte Michael Goëss-Enzenbergnel.

cantina manincor in trentino

Dal latino tutto ebbe inizio…

Entro e parcheggio in vigneto. Bene mi dico, sono già ad un passo dall’uva e ho ancora un piede in macchina! Mi dirigo verso il piazzale antistante la tenuta che conduce al castello e a una piccola foresteria adiacente a uno spazio di accoglienza e vendita (completamente nuovo, in legno e vetro).

Ho scelto questa cantina sin dai tempi della mia tesi di laurea sulle Architetture del Vino. Nel mio immaginario Manincor doveva essere un modello di come progettare una azienda viticola oggi. Nessun clamore, rispetto del territorio.

All’ingresso del padiglione in legno mi accoglie una donna con un fortissimo accento altoatesino. Dopo alcuni minuti di attesa inizia il percorso di gruppo con dei turisti del Sud Tirolo. Scopro che la visita sarà in tedesco! Ok che comunico anche con i sassi e ho studiato tedesco a scuola ma non lo parlo da una vita!

Ascolto l’introduzione chiedendo ogni tanto supporto alla guida per un rapido translate in corso d’opera. Il benvenuto inizia con un tuffo nel passato, a proposito dell’etimologia della parola MANINCOR:

Dal latino “manus” – mano: simbolo di molte attività, del lavoro, dell’accoglienza, dell’azione dell’uomo e le conseguenze che da esso derivano.

Dal greco  “cor” – cuore: a cui risale l’immagine di coraggio fino ai significati cristiani e alla nascita dell’idea di carità.

Man-in-Cor diviene quindi il segno di riconoscimento dell’indissolubilità e della sintonia tra azione e pensiero, un simbolo di grande impegno.

Con questa premessa inizio la visita.

La sorpresa, per qualcuno…

Grazie a qualche reminiscenza della lingua germanica riesco ad intuire il senso del bisbigliare di alcuni ospiti che, stupiti, si chiedono perché la visita inizi dal magazzino e non dal castello.

Se apprezzi i vini ma non conosci l’architettura può in effetti sorprendere e disorientare scoprire come solo il sottosuolo sia la zona produzione stessa.

Si, perché la cantina non è percepibile se non per due rampe di accesso e per la sala degustazione con terrazza panoramica affacciata sul lago di Caldaro. Un cuneo di cristallo emerge lievemente dalla terra mentre tutti gli spazi di trasformazione e conservazione dei vini si trovano sotto il vigneto, le cui curve topografiche originali sono state fedelmente rispettate. L’antico maso non è altro che la residenza privata della proprietà. Non visitabile per l’appunto.

L’ingresso in cantina avviene dalla prima rampa in discesa a destra del piccolo padiglione di accoglienza.

L’interno della struttura è molto funzionale: pochi materiali e un uso minimale e coerente del colore. Grigio-beige della struttura, ruggine dell’acciaio corten per i portali e le scale e alcuni elementi di arredo in legno chiaro oltre alle botti. Questa diversificazione tra colore e funzione mi ricorda alcune cantine del mio itinerario in Catalonia. 

cantina manincor in trentino
image source www.manincor.com/it/download.html

La visita è in perfetto stile altoatesino. Rigorosa, precisa, essenziale.

Su richiesta e con grande stupore visito poi quella che per me è stata la parte più interessante dell’azienda: l’intercapedine che divide il muro di sostegno perimetrale con la terra armata della collina.

Ti domanderai quanto possa essere sorprendente un’intercapedine!?

In realtà l’ho trovata così affascinante proprio per la sua singolarità ed estrema funzionalità.

L’umidità proveniente dalla terra viene immagazzinata in questo spazio e reintrodotta controllata, all’interno degli ambienti di affinamento destinati alla conservazione del vino in barriques.

Quando la percentuale di umidità diminuisce, una lama d’acqua viene fatta scendere lungo le pareti oblique in modo da ripristinare le ottimali condizioni igrometriche. Un sapiente spazio tampone in grado di fornire alla cantina il microclima ideale senza utilizzo di combustibili fossili.

La visita termina nella sala degustazione nel cuore della cantina con elemento “a cannocchiale” in direzione del lago di Caldaro. Uno spazio silenzioso, ovattato, di meditazione.

Primo vino d’assaggio: Sophie, (un elegante e avvolgente chardonnay tagliato con Viognier 4 % e Sauvignon Blanc 2 %). passando per l’immancabile Lagrein Rubatsch,  il vero autoctono di questo territorio e, a conclusione, Mason di Mason, un Pinot nero in purezza. Il “protagonista” assoluto.

La sensibilità

Uscita dalla cantina mi dirigo verso il padiglione in legno e vetro per acquistare del vino con un elegante ed originale packaging.

Ripenso alla scelta singolare di realizzare un’azienda di questo tipo. Una cantina che non si vede, che si nasconde integrandosi completamente. Una presa di posizione che mi porta ad apprezzare la sensibilità dei proprietari attenti alla sostenibilità ambientale, rispetto del territorio, negazione dell’immagine socialmente riconoscibile a favore di una integrità con il luogo.

 

Se anche tu sei appassionato di cantine viticole, non dimenticare di iscriverti alla mia newsletter per restare aggiornato sui prossimi articoli!

Write A Comment

Iscriviti alla mia newsletter

Riceverai una mail SOLO quando pubblico i miei nuovi post

Le tue informazioni non saranno condivise con terze parti