Marsiglia, la città di Taxxi e i suoi sequel, una combinazione di lingue, suggestioni e culture riscoperte anche nei sapori locali. Dalla bouillabaisse, una ricchissima zuppa di pesce, ai profumi tradizionali di erbe provenzali, si raggiungono le note acute dei pescatori che, dalle prime luci dell’alba, commerciano il pesce sulle banchine del Vieux Port affiancati oggi dalla sfavillante tettoia dell’architetto Norman Foster.

Marsiglia, la città in questione, è stata selezionata insieme alla slovacca Kosice per ricoprire il ruolo di Capitale della Cultura Europea del 2013.

Una sfida per la città “radiosa”, un tentativo di divenire nuova capitale del mare che (insieme alla Provenza, da La Camargue a Hyères) tenta di surclassare le grandi città di Barcellona, Genova, Napoli e Atene per concorrere al ruolo di prima donna del Mediterraneo.

Torre Zaha Hadid

La scommessa

La scommessa dei francesi fonda le proprie radici in uno tra i più riusciti progetti della Comunità Europea. Nato negli anni Ottanta per volontà dell’allora ministro della cultura greco, la Capitale Europea della Cultura vuole essere un’opportunità, per le città selezionate ogni anno, di poter mostrare non tanto quello che sono, bensì cosa vogliono diventare. Come sottolinea il manifesto:

una città diventa Capitale della Cultura se il suo programma è fatto di contenuti, di trasformazioni, di processi, non solo di eventi – e per ottenerlo –  è indispensabile una partecipazione dal basso verso l’alto dei cittadini.

Nell’immaginario comune, Marsiglia è una città multiculturale che, a partire dagli anni Settanta, ha subito una progressiva crisi delle sue industrie portando ad un conseguente declino demografico ed economico.

Disoccupazione al 12,5% che tocca il 40% nei quartieri a nord della città; inoltre, proprio per la crisi che ha condotto i disoccupati a migrare, la città è divenuta per molti decenni la capitale francese della criminalità organizzata, al centro di traffici illeciti a scala mondiale.

Su un terreno come questo la necessità di fare pulizia (con cosa se non con il sapone di Marsiglia?) era d’obbligo.

Dal porto fino alla Villa Méditerranée

Il mio percorso per Marsiglia incomincia dall’acqua, dai lavori di riqualificazione lungo la zona del litorale.

Tra gli interventi più significativi rientra il vecchio porto; completamente riorganizzato e chiuso al traffico, è divenuto un’ampia passeggiata pedonale di pietra arenaria nel quale si ritrova il già citato Ombrière di Foster. La pensilina, altissima ed esile, rispecchia il porto, il mare e la gente.

La città si riconosce in quell’angolo di cielo, riflette sé stessa attraverso un continuo gioco di rimandi tra spazio reale e spazio artificiale riprodotta dalla superficie specchiante in acciaio. Si tratta di uno luogo pubblico, di comunicazione.

Porto di Marsiglia

Ma, indipendentemente dal valore estetico e funzionale di “tettoia”, se il risultato dell’installazione è quello di riunire le persone attraverso il riconoscimento dell’identità dei luoghi e la riscoperta del piacere di condividere… non è già una bella conquista?

L’Esplanade e il Fort Saint Jean

Proseguo lungo la costa, arrivo all’intervento de l’Esplanade e al Fort Saint Jean.

Spazzati via i disordinati parcheggi di autobus turistici che celavano l’enorme potenziale paesaggistico dell’area, sono stati costruiti per l’occasione il museo civico Mucem e il centro internazionale per il dialogo e gli scambi Villa Méditerranée.

L’inserimento di queste architetture a fianco della fortezza seicentesca ha permesso di leggere un importante valore simbolico: il legame con la memoria. L’antico Forte è stato collegato direttamente al museo per mezzo di una passerella, un ponte sopra al mare che dialoga con la storia e il contemporaneo.

Porto di Marsiglia

La forza mediatica di questa opera, data dal rapporto col passato, non è rimasto un caso isolato. I recuperi di alcuni hangar marittimi ed edifici industriali, come il deposito per la conservazione dei cereali e la manifattura di tabacchi, hanno permesso la rigenerazione urbana fondata sulla comprensione del lavoro dell’uomo interpretata attraverso la semplice esibizione delle proprie mura.

Sorge spontaneo domandarsi: cosa c’è dentro a queste architetture?

Immagini bellissime, suggestive, riassunte in pochi numeri:

570 milioni di investimento per 2.200.000 abitanti, 98 milioni di euro fissati per le manifestazioni, comunicazioni e organizzazioni;

480 ettari di terreno urbano e decine di architetti di fama internazionale interpellati per realizzare edifici che sfidano le forze della statica.

Risultato: splendide architetture autoreferenziali. Musei vuoti o quasi. Tutto questo è buona cultura?

Una sfida ambiziosa quanto sperimentale. Marsiglia, la seconda città della Francia, ha messo in moto un intervento tra i più vasti e complessi finora realizzati dal programma Comunitario perdendo a volte di vista il fine ultimo di alcune sue opere.

Nonostante il molto lavoro ancora da svolgere, soprattutto quando capirà come riempire questi “contenitori architettonici” è comunque stata in grado di giocarsi la carta della memoria con la quale attraverso le morfologie urbane, prospettive, scelta e uso dei materiali, ha ritrovato il senso del luogo e dell’identità.

Quest’ultimo, strumento politico e professionale, non è ciò che ci accompagna tutti i giorni nella nostra vita e nelle nostre azioni?

È attraverso la consapevolezza e la conoscenza che si operano scelte concrete e razionali per dare un contributo utile al prossimo.

La Capitale della Cultura inizia da noi! Dall’impegno di tramandare con entusiasmo la nostra conoscenza, dal Rispetto profondo del genius loci, delle caratteristiche, del linguaggio, del senso intrinseco di un luogo, un paesaggio, una città.

Un’immagine dove Uomo e Territorio convivono, si influenzano e in cui il rispetto è prima di tutto una questione di contenuti, un valore morale oltre che culturale.

Marsiglia Vieux Port – image source https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/ba/Marseille_Vieux_Port_Night.jpg

Il mio itinerario

Da non perdere!

Tappa obbligatoria alla Cité Radieuse (Le Corbusier, 1952)

La Nuova Marsiglia

Villa Méditerranée – centro internazionale per il dialogo e gli scambi nel Mediterraneo (Stefano Boeri, 2013)

Musée Regards de Provence (Atelier 9, 2013)

Mucem – Musée de civilisations de l’Europe et de la Méditerranée (Rudy Ricciotti, 2013)

Centre de conservation et de restauration du Mucem (Vezzoni & Associés, 2012)

J1 – hangar marittimo (Bonte, 2013 – recupero)

Silo – sale per spettacoli e uffici (Castaldi, 2011 – recupero)

La Belle de Mai – ex manifattura di tabacchi (Poitevin per Armarchitecture, 2004 – recupero)

Museo Frac – Fonds Régional d’Art Contemporain (Kengo Kuma, 2013)

Torre GMA-CGM (Zaha Hadid, 2010)

La Vecchia Marsiglia

Vieux-Port con l’Ombrière, la nuova pensilina in acciaio (Norman Foster)

Fort Saint-Jean  e il nuovo intervento

Cattedrale La Major (Vaudoyer, 1893)

Basilica Notre Dame de la Garde (Jacques Henri Esperandieu, 1864)

Palazzo e parco Longchamp (Henry Esperandieu, 1869)

Opéra (Joachim Bénard, 1787)

Quartiere Panier – l’antica Marsiglia

 

Dove dormire

Per i più dinamici: Mama Shelter (Philippe Stark 2012)

Per i cultori dell’architettura: Hotel Le Corbusier (Le Corbusier, 1952)

hotel mama schelter a marsiglia
Hotel Mama Schelter – image source www.accorhotels.com

Cosa Mangiare

Per gli amanti del pesce: l’intramontabile bouillabaisse, zuppa di pesce che fa da piatto unico.

A chi non rinuncia al goccetto: da non perdere il Pastis, bevanda ufficiale a base di anice.

bouillabaisse
Bouillabaisse – image source www.taste.com

Link utili: http://www.marseille-tourisme.com/it/

 

2 Comments

  1. Ciao Paola,

    premessa: son lettore spontaneo, difficile ed esigente, non facile ai complimenti.
    Commento: sei una fuoriclasse. Son rimasto a bocca aperta dopo questa lettura (e non è la prima volta), anche perché riesci sempre a soprendere in positivo. Ogni articolo aveva qualcosa di speciale, ma in questo ti sei superata: l’ho trovato fenomenale (anche sotto il profilo linguistico)!! Mi è piaciuto 3 volte più degli altri di viaggio.

    Nel dettaglio, i motivi dei miei complimenti. Ogni articolo brilla di luce propria, porta la tua firma stilistica (abbastanza razionale), ma al contempo si differenzia molto da tutti gli altri. In questo hai spinto al massimo sul pedale dell’osservazione acuta, che poi ha generato molteplici riflessioni di una profondità rara.
    Punti di forza: hai osservato e raccontato la città, ma al contempo tracciato l’evoluzione (con uno sguardo al futuro), con un occhio penetrante ed illuministico. Questa città ce l’hai raccontata alla tua maniera, ma (così l’ho percepito) con un approccio alla Terzani.

    Analitico e sicuro, ma grondante di temi e passione civile.

    In tutta questa densità filosofica, il finale così efficace nella sua essenzialità e schematismo (con consigli e indicazioni concrete) ha rappresentato una sorpresa (sei eclettica), ma anche il tocco perfetto (bellissimo l’hotel).

    Hai pensato di pubblicare?

    Decisamente ammirato. E grato di potermi arricchire così tanto in ogni lettura…

    • Paola Reply

      Grazie per tutte queste osservazioni fin troppo lodevoli!

      Scrivo ma non ho nessuna pretesa di essere così sopra le righe… Mi ascolto, mi esprimo e mi condivido.
      Sono curiosa e leggo molto, ma la lettura non produce automaticamente dei bravi scrittori.

      Un Reporter ieri mi ha detto che in questo articolo ho espresso un lato molto giornalistico, diverso dagli altri. Quello che tu chiami “passione civile” credo…

      Quando ho visitato Marsiglia, nel pieno risultato di una grande trasformazione, le mie osservazioni si sono soffermate su quanto i cambiamenti potessero trovare impreparati una popolazione.
      Le abitudini sono molto più difficili da demolire, non bastano i caterpillar! Ma dopo il grande polverone, tutto si riequilibra e trova una nuova forma, un nuovo adattamento.
      Quello che è davvero importante è una buona pianificazione, il resto è solo una conseguenza…

      Grazie per aver lasciato le tue impressioni!

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