Singapore, vado a Singapore vi saluto belle signore… così risuonava il ritornello della canzone dei Nuovi Angeli del ’72 e sebbene ero lontana anni dal nascere, non so come ma queste parole le ho sentite canticchiare spesso e mi hanno sempre portato a pensare a Singapore come ad una città dalle mille occasioni e… perdizioni!

Singapore Oggi

Ma quanto è rimasto oggi di quella Singapore hippy? Direi solamente la melodia!

Ho sempre ammirato questa città per quel fascino legato al mito della città ideale. Apprezzata per le audaci architetture, l’estrema organizzazione sociale e l’integrazione con quella che chiamerei un luogo a misura d’uomo.

Ma come definirla? Per me è irripetibile! Come nel celebre romanzo di Luigi Pirandello. La disgregazione dell’identità, in questo caso quella urbana in cui tutto è “Uno, Nessuno e Centomila”. Singapore come città, come Stato, è una metropoli, un’isola, un arcipelago, uno dei luoghi più densamente abitati al mondo, ma è anche la dimora di meravigliosi parchi: un sistema di orti e giardini botanici artificiali protetti dall’Unesco e ritenuti patrimonio mondiale dell’umanità.

La sua immagine, formata da un verticalismo obbligato colpisce e stupisce i 10 milioni di turisti annui ma a differenza della maggior parte dei contesti urbani della terra non ha una stratigrafia storica.

Si, perché a Singapore tutto è accaduto negli ultimi 50 anni su modello di New York e anticipando Dubai. Questa città stato, dove vige la pena di morte, insegue un gigantismo da primato. Un’eccellenza fatta per stupire e far restare senza fiato.

baia di singapore

grattacieli di singapore

L’arrivo

Arrivo in una notte di fine agosto. Dal cielo vedo già la baia e le luci scintillanti della città. Esco dall’aeroporto e mi dirigo verso il centro. Ho prenotato un albergo nel celebre quartiere della movida di Clarke Quay.

Il taxi percorre l’autostrada quando su una rampa, alla mia sinistra svetta lui, il Marina Bay Sands e il museo dell’Arte e della Scienza. Di colpo due architetture divenute simbolo più del Merlion. Uno skyline che, insieme ai Garden by the Bay, ha completamente ridisegnato l’intera area del porto cambiato l’abito di Singapore, vestendola di stupore e sempre più verde.

Ma quanto verde c’è per abitante? Il giorno seguente vado subito a scoprirlo!

Romanticismo verde

META: la baia percorrendo Orchard roard fino al Merlion, camminando sull’Esplanade con i suoi Theatres on the Bay con quella iconica copertura simil durian (ma si sono ispirati ai basamenti del nostro Pier Luigi Nervi degli anni ’60?!?).

Oltrepasso il recentissimo Helix Bridge, idealmente una catena del DNA, il ponte pedonale che collega la città ad una delle più belle baie al Mondo finendo per sezionare a metà il Marina Bay Sands.

Una passerella sopraelevata entra nelle celebri torri ritagliate nel tessuto urbano con la piscina panoramica forse più spettacolare al mondo ed esce all’ingresso di uno dei Giardini Pubblici più belli che io abbia mai visto: i Gardens by the Bay.

gardens by the bay a singapore

Con i suoi 101 ettari di estensione, il grande parco si divide in tre diversi giardini: Bay East, Bay Central e Bay South ed è proprio su quest’ultimo che si possono scoprire il sistema di serre da cui si snodano tutti i percorsi del parco.

In assenza di rilievi naturali, la morfologia di questi vivai è stata concepita come lievi colline. Punti di riferimento “topografici” artificiali che si elevano sulla baia entrando in relazione con gli alberi in cemento e lamiera in primo piano e i grattacieli della città a seguire.

Una vita che inizia dalla foce del fiume e sviluppatasi verso settentrione con palazzi coloniali mescolati oggi da imponenti opere degli architetti di fama internazionale.

Riqualificazione, ordine, rigore

A Singapore, una sorta di Svizzera d’oriente, non c’è una carta per terra, una foglia, è più pulita del salotto di casa mia (che è tutto dire!) ed è perfettamente sincronizzata come il meccanismo di un orologio. Un’eccezione nelle megalopoli orientali.

grattacieli di singapore

Tutto quello che ho intorno a me sembra perfetto. Se penso ad un luogo al di fuori dell’Italia credo che Singapore potrebbe essere la mia seconda casa.

Opportunità, servizi, architettura, natura. Tutto quello che potrei desiderare (con la sola eccezione del caldo monsonico di agosto!)

Fuori dagli itinerari

E così il secondo giorno a Singapore esco dai canonici itinerari turistici per divorare anche il resto della città e vado a visitare quelle che persino il taxista non poteva credere, guardandomi con aria interrogativa e chiedendomi “Are you sure?”.

The Interlace, il quartiere formicaio di OMA, le estreme torri di Zaha Hadid e di Libeskind, la futuristica Corte Suprema di Foster, l’albergo so green Parkroyal, la sfaccettata scuola d’arte di WOHA ed infine il pungente college laSALLE.

Edifici che sfidano le regole della statica, che, attraverso le loro forme evolute riflettono il nuovo modo di relazionarci oggi: l’immagine di una realtà frammentata, di una “società liquida” come scriveva Zygmunt Bauman.

Infinity pool

E poi finisco lassù. Dopo 25 giorni in giro per il sud est asiatico, due dei quali trascorsi a Singapore, mi fermo al 57esimo piano dell’albergo tra i più strani al mondo e da lì non mi muovo fino a sera: il Marina Bay Sands.

Concettualmente 6 torri che si uniscono a coppie di due divenendo la base di uno “scafo” lungo 340 metri con uno sbalzo nel vuoto di 65 dove è ubicata una piscina a sfioro senza protezioni. Un doppio livello inferiore per il contenimento dell’acqua largo circa 2 metri è tutto quello che ti divide da “un grande tuffo” da 200 metri di altezza!

Città da un lato, giardini e mare dall’altro.

infinity pool del marina bay sands a singapore

Che fine ha fatto il passato?

Nelle dissertazioni col passato sulla città generica, contenute in “Singapore Songlines” e successivamente in “The Generic City”, Rem Koolhaas sosteneva che il progresso, l’identità, l’architettura, la storia appartengono inevitabilmente al passato.

E’ pura intenzione; se c’è caos, è caos ideato, se è brutta, è di una bruttezza progettata; se è assurda, è di una assurdità voluta.

I piani di sviluppo urbanistici sembrano aver cancellato il vecchio mondo, per consentire al nuovo di prendere il suo posto. Ma non sarebbe stato ineressante creare una sovrapposizione tra vecchio e nuovo per creare una mixitè di ricchezze nel tessuto urbano? Una rappresentazione del logico sviluppo di un sistema cittadino?

Una passeggiata attraverso il quartiere coloniale o lungo i piccoli edifici a due piani di Boat Quay sono forse le ultime parentesi legate ad un delicato equilibrio pronto per essere soppiantato dai caterpillar.

Singapore quartiere boat quay

arrivederci

E così con tanta meraviglia negli occhi ma con un milione di interrogativi nel cuore guardo la baia dal ristorante The Stamford-Swissôtel l’ultimo luogo significativo che precede la mia partenza per l’Italia e mi perdo col pensiero in un’altra città ideale, quella invisibile descritta da Italo Calvino: Zaira

… non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

Sono così sicura di poter rinunciare alla memoria? Parto.

singapore vista notturna della baia

Se anche tu hai visitato Singapore, raccontami la tua esperienza!

4 Comments

  1. Che fortuna essere atterrato casualmente nel tuo blog! È un…viaggio nel viaggio. Post ricco, dettagliato, attento, profondo. Mi ha colpito molto, in particolare per le citazioni colte che hai scelto dimostrando doti non comuni di coesione e analogia. L’ho trovato molto diverso rispetto ai racconti del Laos, che ho comunque bisogno di rileggere. Quanto a Singapore, è abbastanza probabile che la accoppi all’Indonesia o al Laos per il mio viaggio estivo. In definitiva, Complimenti sentiti!! Proseguo curioso coi prossimi post!

    • Paola Reply

      Ciao Andrea!

      che piacere leggere il tuo commento! Sono molto contenta tu abbia apprezzato il mio articolo. Non sei l’unico ad averlo trovato più “didascalico” rispetto agli altri.
      In questo Post ci sono io, le mie emozioni, le mie riflessioni, e, questa volta, anche i miei autori preferiti e la mia formazione un pò più tecnica…
      Credo sia normale avere città, luoghi, paesi, per i quali potersi esprimere in modo diverso a seconda delle sensazioni che ti lasciano istantaneamente e a posteriori…

      Per quanto riguarda il mio itinerario, ho fatto esattamente la stessa cosa che avevi in mente.
      Ho girato 3 stati dell’Indocina e preso 10 aerei in un solo viaggio…
      Ho scelto Singapore come città di partenza per tornare in Italia, in questo modo ho potuto visitarla comodamente per 3 giorni senza pensare che fosse solo uno scalo aeroportuale!

      Fammi sapere se hai intenzione di fare il viaggio che mi hai descritto e aspetto un tuo commento sul Laos!

      A presto!

      Paola

  2. Ciao Paola,

    grazie mille per la tua risposta e la tua cura: delle parole, delle relazioni (come ti approcci ai vari commenti), della grafica.

    Mi piace molto leggere e Viaggiare è la mia vita. Perciò, da un po’ sto maturando una vera e propria passione per i blog di viaggi!!
    Non vedo l’ora di godermi tutti i tuoi post. Ho appunto iniziato da quelli del Laos e da Singapore proprio perché dovrebbero diventare le mie mete estive…Tra Terzani, l’esigenza di spiritualità e il fascino esercitato da tanti post letti, ho stabilito da Ottobre che il sud-est asiatico sarebbe stato il mio obiettivo principale per l’estate ’18. Da anni Singapore mi affascina terribilmente: l’ho puntata!! E allora perché non sfruttarla come base aeroportuale per godermela per almeno 3 giorni? Poi, sai, io amo se possibile i viaggi eterogenei: cerco natura, templi, spiritualità, pace, villaggi, umanità, autenticità e soprattutto contatti umani ed Emozioni. E allora, per contrasto, una città moderna e dall’architettura così spinta ed affascinante ci sta alla grande per un viaggio completo ed unitario.

    Eh, io adoro leggere e commentare. Se hai piacere te ne commento uno ad uno i post…il primo letto è stato su Luang Prabang (credo immagini perchè…)

    Grazie mille!! Il tuo blog (per ora, al riguardo, userei la parola “spessore”) è una risorsa, anche per aiutarmi ad organizzare il viaggio (ho comunque in ballo anche Turchia, Iran, Grecia, Polonia e Romania per i prossimi mesi…)

    Ciao!!

    Andrea

    • Paola Reply

      Caspita! Quante mete hai in programma!
      Se hai intenzione di fare viaggi eterogenei il sud est asiatico offre davvero tutto questo.
      Ti leggo volentieri, mi dirai…
      In bocca al lupo per tutte le tue esperienze di viaggio!

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