E’ finalmente giunto l’atteso momento di assistere al Tak Bat, la quotidiana questua dei monaci buddisti.

E’ l’ultimo giorno a Luang Prabang. La sensazione dello scorrere del tempo qui in Laos è così relativa che 5 giorni sono passati quasi senza che me ne accorgessi e fatico a realizzare che sia già arrivato il momento di ripartire.

Ho letto della raccolta di cibo denominata Tak Bat prima della mia partenza per il Laos ma non sono così convinta di partecipare alle offerte perché, non essendo buddista, temo di violare la sacralità di questo momento.

Dopo una lunga riflessione alla fine mi decido: voglio lasciare il mio contributo concreto, ma soprattutto assistere ad un’esperienza sacra, atipica per noi occidentali. Amo le tradizioni, quei valori che ancora rendono diversificato ed interessante il nostro pianeta. Sono certa mi lascerà un segno. Decido di alzarmi presto, molto presto, perché il Tak Bat non si fa attendere.

In questo luogo, come in molti altri in Oriente, la giornata è scandita dal sorgere e dal tramontare del sole ed è così che, alle 4.30 del mattino, i monaci escono dai monasteri in un serpentone silenzioso ed ordinato per raccogliere quello che sarà il loro cibo offerto quotidiano.

il risveglio dei monaci tak bat

Esco dalla mia stanza e monto in sella a quella che è stata la mia fidata compagna di scoperta in questo mio soggiorno a Luang Prabang, la bicicletta.

E’ ancora buio ed i primi raggi di sole iniziano a illuminare obliquamente il paese ed i tetti scintillanti dei templi.

Pedalo lentamente, molto lentamente, voglio assaporare ogni attimo di quello che so essere il mio ultimo giorno in Laos, calarmi in questo  universo di calma e pace. Essere orientale.

Mi dirigo verso via Manomai, nel centro di Luang Prabang. Lungo la strada noto i fedeli che, seduti su piccoli sgabelli con dei fagottini in mano, sulla soglia delle proprie case, son già in attesa del passaggio dei monaci.

Il cuore comincia a battere ed accelero la pedalata, temo di non arrivare in tempo per assistere al momento topico delle offerte.

Finalmente giungo a destinazione. Molta gente è già lì che aspetta: i monaci non sono ancora passati. Per fortuna.

Per pochi soldi compro un cestino di riso e dei dolcetti; poi mi siedo su uno dei seggiolini allestiti sul bordo della strada e una donna mi mette una fascia a tracolla bianca a simboleggiare la mia partecipazione al rito.

Mi siedo ed attendo.

I dubbi mi assalgono: non so come approcciarmi all’evento e come donare ai monaci il cibo appena acquistato.

Quand’ecco che, d’un tratto, li scorgo in lontananza con le loro tuniche arancioni e gialle. Si stanno avvicinando. I religiosi anziani guidano il lungo serpentone di monaci, a seguire i più giovani.

il risveglio dei monaci tak bat

Mano a mano che si avvicinano, il cuore batte più forte,  l’emozione aumenta e in men che non si dica li ho di fronte. Uno ad uno si chinano rapidamente verso di me aprendo la bisaccia in metallo che tengono a tracolla. Proseguono senza fermarsi.

Mentre ripongo l’offerta cerco di incrociare lo sguardo dei monaci. Invano. L’espressione è seria, non un accenno di sorriso, non un sorriso.

Noto che all’interno dei contenitori si trova di tutto: cibo cucinato, riso bollito sfuso inserito con le mani, pacchettini misteriosi, dolcetti preconfezionati, ma anche amuleti e fiori… il suono della bisaccia che si chiude ricorda quello di due coperchi in rame che si sfregano; a seguire si ode un concerto di piatti che chiude e suggella il momento.

il risveglio dei monaci tak bat

E’ un attimo e senza nemmeno rendermene conto il serpentone è già passato. Mi alzo, faccio qualche passo. Dall’altra parte della strada c’è una donna laotiana con dei pacchettini blu sul grembo. I monaci si dirigono verso di lei. Non più una rapida successione di ricezione, come è successo nel mio caso. La donna recita delle parole e i monaci improvvisamente si paralizzano e cantando rispondono alla sua voce.

Tutto questo è Bellezza.

Mi sento onorata di aver avuto il privilegio di assistere e partecipare alla questua, il Tak Bat è un’esperienza da vivere, sentita all’altezza della pancia.

Rimonto in sella alla mia bicicletta e, ripensando all’esperienza appena vissuta, mi dirigo verso l’albergo, la valigia è già pronta, il mio aereo verso la Cambogia mi aspetta!

il risveglio dei monaci tak bat

 

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